Se hai assunto o stai per assumere una colf, una badante o una babysitter, sappi che diventi a tutti gli effetti datore di lavoro privato. Anche se l’attività si svolge in casa, sei tenuto a rispettare obblighi contributivi, fiscali e amministrativi precisi, regolati dal CCNL Lavoro Domestico.
In questa guida vediamo cosa serve fare, mese per mese, per gestire correttamente il rapporto con il personale domestico.
Il quadro normativo
Il rapporto di lavoro domestico è regolato da:
- Legge n. 339/1958 e D.P.R. 1403/1971 (norme di base)
- CCNL Lavoro Domestico sottoscritto da Domina, Fidaldo, Filcams CGIL, Fisascat CISL e UILTuCS UIL (versione vigente: aggiornata 2024)
A differenza degli altri rapporti di lavoro, non si applica l’IRPEF (a meno di compensi annui molto elevati): il lavoratore domestico paga direttamente le sue imposte tramite la sua dichiarazione dei redditi.
I livelli del CCNL
Il CCNL Lavoro Domestico prevede 8 livelli principali:
| Livello | Mansioni tipiche |
|---|---|
| A / A super | Colf con esperienza generica, mansioni base |
| B / B super | Colf esperta, cura della casa di livello medio |
| C / C super | Colf con responsabilità di gestione della casa, custode |
| D / D super | Badante, assistenza notturna, governante |
Per ogni livello esiste una retribuzione minima oraria e mensile stabilita dal CCNL, aggiornata periodicamente.
L’assunzione: cosa fare
La procedura di assunzione di un lavoratore domestico è leggermente semplificata rispetto ad altri rapporti:
1. Comunicazione di assunzione all’INPS
Va trasmessa entro le 24 ore precedenti all’inizio del rapporto di lavoro. Si può fare:
- Direttamente tramite il portale INPS (con SPID/CIE)
- Tramite il proprio consulente del lavoro o uno studio paghe
- Tramite associazioni di categoria
Le informazioni richieste sono: dati del datore, dati del lavoratore, decorrenza, durata (indeterminato o determinato), retribuzione concordata, orario settimanale e livello CCNL.
2. Contratto scritto (consigliato ma non obbligatorio per legge)
Anche se non obbligatorio per legge, un contratto scritto è sempre consigliato. Indica:
- Mansioni e livello
- Orario settimanale e turni
- Retribuzione (oraria/mensile + tredicesima)
- Vitto e alloggio (se previsti)
- Eventuali maggiorazioni per festivi e notturno
- Ferie e permessi
- Periodo di prova
3. Iscrizione INAIL
Per lavoro domestico con orario superiore a determinati limiti settimanali, può essere richiesta anche l’iscrizione INAIL del datore.
Il cedolino del lavoratore domestico
Il cedolino paga del lavoratore domestico è più semplice di quello di un dipendente d’azienda, ma resta un documento obbligatorio da consegnare ogni mese.
Le voci principali:
- Retribuzione oraria/mensile secondo livello CCNL
- Maggiorazioni: lavoro festivo, notturno, straordinario
- Vitto e alloggio (se previsti, valore convenzionale)
- Tredicesima (rateo mensile)
- TFR maturando
- Importo netto al lavoratore
- Contributi INPS (totali e quota a carico lavoratore)
I contributi INPS
A differenza degli altri rapporti, i contributi INPS si versano trimestralmente (non mensilmente):
| Trimestre | Periodo di riferimento | Scadenza versamento |
|---|---|---|
| 1° | gennaio – marzo | 10 aprile |
| 2° | aprile – giugno | 10 luglio |
| 3° | luglio – settembre | 10 ottobre |
| 4° | ottobre – dicembre | 10 gennaio anno successivo |
Come si versano
I contributi si versano tramite MAV pre-compilato dall’INPS o tramite PagoPA. È sufficiente accedere al portale del datore di lavoro domestico INPS per scaricare l’avviso di pagamento.
Importo
L’importo dipende da:
- Ore lavorate nel trimestre
- Retribuzione oraria
- Convivenza o meno con il datore (varia l’aliquota contributiva)
- Eventuali maggiorazioni per straordinari
A titolo indicativo, per una colf assunta a tempo pieno (40 ore settimanali, non convivente) il contributo INPS si aggira sui 350-450 € al trimestre, ma può variare significativamente.
TFR e tredicesima
Tredicesima
Va erogata entro il 24 dicembre di ogni anno. L’importo è pari a una mensilità, calcolata sulla media delle retribuzioni dell’anno (più ricca delle voci variabili rispetto al solo stipendio base).
TFR (Trattamento di Fine Rapporto)
Matura mese per mese (circa 1/13,5 della retribuzione utile, ≈ 7,4%) ma viene erogato solo al termine del rapporto di lavoro. Si può anche scegliere di anticipare il TFR in busta paga (operazione meno comune nel domestico).
A fine anno, sul TFR maturato, va calcolata una rivalutazione (1,5% fisso + 75% dell’indice ISTAT FOI).
Ferie, permessi e malattia
Il lavoratore domestico ha diritto a:
- 26 giorni di ferie all’anno (in genere)
- Permessi retribuiti in occasioni specifiche (matrimonio, lutto, donazione sangue)
- Malattia retribuita per un periodo variabile in base all’anzianità di servizio:
- Fino a 6 mesi di anzianità: nessuna integrazione (solo INPS)
- Da 6 mesi a 2 anni: integrazione fino a 8 giorni
- Oltre 2 anni: integrazione fino a 15 giorni
Adempimenti annuali
I principali adempimenti annuali per il datore di lavoro domestico sono:
- Certificazione Unica (CU): anche se in genere il datore di lavoro domestico non opera ritenute IRPEF, in alcuni casi specifici (alta retribuzione, trattenute) la CU è dovuta
- Calcolo del TFR maturato e della rivalutazione
- Erogazione della tredicesima
- Eventuali aumenti retributivi previsti dal CCNL (di solito in vigore da gennaio)
Le sanzioni in caso di “lavoro nero”
Se un lavoratore domestico viene impiegato senza assunzione regolare, le sanzioni sono significative:
- Maxisanzione da 1.800 a 10.800 € per ogni lavoratore non regolarizzato
- Recupero dei contributi non versati, maggiorati di sanzioni e interessi
- Recupero delle ritenute eventualmente dovute
- Possibile danno d’immagine in caso di accertamenti pubblici
Vale la pena ricordare che le agenzie territoriali dell’INPS e l’Ispettorato del Lavoro effettuano controlli periodici, e che basta una denuncia da parte del lavoratore (anche post-cessazione) per avviare un’indagine.
Le agevolazioni fiscali
Il datore di lavoro domestico ha diritto a detrarre dal proprio reddito IRPEF:
- Una quota dei contributi previdenziali versati (fino a un limite annuale)
- Le spese per assistenza domiciliare in presenza di non autosufficienza (detrazione del 19% su massimo 2.100 € l’anno)
Queste agevolazioni vanno indicate nella dichiarazione dei redditi del datore.
Come gestire tutto senza errori
Per molti datori di lavoro domestico (in particolare famiglie con un’unica colf o badante), gestire personalmente cedolini, contributi e adempimenti può essere complicato. Affidarsi a uno studio paghe specializzato elimina:
- Il rischio di errori sul calcolo del netto
- Il rischio di scadenze mancate (contributi trimestrali, tredicesima, TFR)
- La complessità degli adempimenti annuali
- Il rischio di sanzioni in caso di controllo
Il nostro studio gestisce regolarmente paghe per famiglie con colf, badanti e babysitter, con tariffe contenute pensate per i privati. Se ti serve un preventivo, contattaci.